
La prima apparizione storica del simbolo risale ad un sigillo aragonese in piombo, del 1281,
adottato dalla cancelleria reale di Pietro il Grande che la tradizione iberica riporterebbe ad una leggenda dell’XI secolo, secondo la quale san Giorgio, armato di scudo bianco crociato di rosso, durante
la battaglia di Alcoraz, avvenuta realmente nel 1096, intervenne in favore degli Aragonesi, lasciando sul campo le quattro teste mozzate dei re arabi sconfitti, adorne di turbanti tempestati di gemme.
La tradizione sarda, narra di un gonfalone rosso con croce bianca al centro con quattro teste di moro poste agli angoli, che papa Benedetto VII conferì nel 1017 ai Pisani, che combattevano i Saraceni di Museto, per scongiurare la conquista della Sardegna e per tutelare i propri interessi nell’Isola, ricca di miniere.
Dalla seconda metà del XIV secolo, più esattamente tra il 1370 ed 1386, l’emblema in forma di bandiera, associato agli altri simboli della Confederazione della Corona d’Aragona, compare in un codice, denominato “lo stemmario di Gerle”, tuttora conservato a Bruxelles. Il disegno sul manoscritto riporta i quattro mori in campo bianco, divisi dalla croce di san Giorgio ed è raffigurato quale simbolo del Regno di Sardegna.
Dunque, gli Aragonesi che nel 1297 furono infeudati da papa Bonifacio VIII, del Regno di Sardegna e Corsica, impongono un simbolo alla nostra Terra, quasi 100 anni più tardi dell’inizio del loro dominio ufficiale.
Il primo documento ufficiale sardo che riporta raffigurato il simbolo, è però datato 1571, dopodichè risulta impresso su stampe. monete, atti , mentre su gonfaloni dei Tercios de Cerdena, istituiti per la difesa dell’Isola dalle incursioni barbaresche e moresche, sarebbe apparso prima di questa data.
Nel Settecento le immagini che si protrassero sino alla legge attuale e che principalmente raffiguravano i mori con la benda calata sugli occhi, sono simbolo dell’Isola ed inserite nello stendardo dei Savoia, quando questi divennero re di Sardegna, nel 1720. Carlo Alberto, dopo il 1842 adotta come bandiera del regno, il tricolore ed i quattro mori sventolano esclusivamente nei vessilli dei corpi militari.
La gloriosa brigata Sassari adottò lo stemma sin dalla sua istituzione, avvenuta durante la 1^ guerra mondiale.
Il 19 luglio 1950, il Consiglio della neonata Regione Autonoma della Sardegna, sceglieva un emblema nel gonfalone dei quattro mori ed il 5 luglio del 1952, l’allora presidente della Repubblica Italiana, sanciva come simbolo della stessa regione uno “stemma d’argento alla croce di rosso accantonata da quattro teste di moro bendate”.
Le bende, che come detto calarono sugli occhi in periodo sabaudo, e tuttora ne ignoriamo il motivo, forse per l’imperizia dei disegnatori piemontesi o per la malizia dei governanti.
Tuttora, numerose società sportive, tra le quali il Cagliari Calcio, portano in giro per il mondo la bandiera sarda, così come la mostrano con orgoglio le associazioni di emigrati sardi sparsi in tutto il pianeta. Vorremmo aggiungere un’altra ipotesi, per certi versi affascinante e forse fantasiosa, secondo la quale lo stemma sarebbe di origine templare, se è vero che uno dei fondatori e primo maestro di tale ordine Ugo di Payns, lo fece suo prima del 1129, data alla quale dovrebbe risalire l’isitituzione della “Nuova milizia del Tempio” . Oggi i Sardi hanno la loro bandiera (legge regionale del 15 Aprile 1999 n°10), ma i quattro mori, memori dell’antico affronto piemontese, hanno significativamente voltato la testa e aperto gli occhi, non più fasciati dalla benda che torna a cingere la fronte.a d’
Aragona (Stemmario di Gerle).
Importato dunque dai re aragonesi, il simbolo comparve nella Sardegna spagnola su opere a stampa, monete e sui gonfaloni dei corpi speciali dei Tercios de Cerdeña, istituiti da Carlo V per la difesa dell’isola e distintisi a Tunisi (1535) e Lepanto ( 1571) nelle operazioni contro i Turchi.
L’iconografia del simbolo fu in questi secoli quanto mai confusa e le teste dei mori furono rappresentate in vario modo: volte a destra e a sinistra o affrontate, scoperte, coronate, cinte da una benda sulla fronte.
Risale alla metà del Settecento l’iconografia destinata a perdurare, con le teste volte a sinistra e le bende calate sugli occhi. Delle ragioni di quest’ultima innovazione, se dettate dal caso oppure più maliziosamente alludenti agli atteggiamenti (illiberali) del governo piemontese verso la popolazione isolana, non sapremo mai.
Lo stemma comparve nell’arma composita della dinastia piemontese, su atti, monetazione di zecca sarda e bandiere dei miliziani. Successivamente ornò gli stendardi delle brigate combattenti sarde, tra queste la “Sassari”, divenuta leggendaria per le imprese eroiche sul fronte austriaco della Grande Guerra.
Nel 1952 lo scudo dei quattro mori diventava stemma ufficiale ed ornava il gonfalone della Regione Autonoma della Sardegna (decreto del Presidente della Repubblica del 5 Luglio 1952).
Oggi i Sardi hanno la loro bandiera (legge regionale del 15 Aprile 1999 n°10), ma i quattro mori, memori dell’antico affronto piemontese, hanno significativamente voltato la testa e aperto gli occhi, non più fasciati dalla benda che torna a cingere la fronte.
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