La pianta del mirto si trova in forma cespugliosa con una altezza di 2/2,5 metri. E’ una pianta diffusissima in Sardegna: cresce spontanea insieme a varie altre essenze quali cisto, lentisco, ginepro, corbezzolo ecc. contribuendo a formare la macchia mediterranea
caratteristica di questa regione: fioritura: mese di giugno con minuti fiori bianchi, fruttificazione: le bacche maturano a partire dalla fine del mese di novembre fino a tutto gennaio.
La parola Mirto deriva dal latino Myrtus che a sua volta deriva dal greco Myrtos, ma probabilmente l’origine della parola è semita. Il sostantivo Myrtos è legato al mito greco di Myrsine, una ragazza invincibile nelle gare atletiche che venne trasformata da Pallade (divinità greca) in albero di Mirto per aver superato un giovane in una gara ginnica.
Nell’isola il mirto ha diverse denominazioni dialettali:  murtizzu, mulsta, murta, muta, murta.
Questo arbusto, descritto in numerose opere sulla flora sarda o sulle piante aromatiche e medicinali dell’Italia, ebbe un ruolo simbolico sin dall’antichità . Legato al nome di Venere, dea dell’amore, il mirto compare infatti in numerose leggende. Alcuni ritengono che la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse di una corona fatta con questa pianta; altri, basandosi su quanto affermato da Ovidio nelle Metamorfosi, sostengono che la dea, quando uscì nuda dalla schiuma del mare, si rifugiò dietro un cespuglio di mirto, per nascondersi dagli sguardi concupiscenti di un satiro.
I Greci usavano il mirto per cingere il capo dei vincitori nei giochi elei. Il rito sembra doversi legare alla leggenda di Myrsine. Anche gli antichi Romani conoscevano il mirto. Una leggenda narra che i Romani ed i Sabini si riconciliarono, dopo il famoso ratto, purificandosi con fronde di mirto e che ai piedi del Campidoglio
ne furono piantati due alberi. Nel medioevo i profumieri ottenevano dai fiori, per distillazione, la cosiddetta “acqua degli angeli”. In passato in Sardegna e in Corsica si produceva il cosiddetto ”vino di mirto”, ottenuto dalla fermentazione delle bacche in acqua o lasciando macerare le medesime nel vino con aggiunta di
miele. In Germania, ancora oggi, è usato come pianta propiziatoria nelle nozze.
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