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Il Bue Api di Santa Caterina

Da una segnalazione del nostro amico Gianfranco Pintore, che puoi contattare tramite mail:

Per contatti diretti: pintoreg@yahoo.it

Seguo da molto vicino l’archeologia ormai da trenta anni e più. E seguo con interesse anche il suo Blog da un certo tempo. Pertanto credo di poter dire di aver acquisito certe conoscenze indispensabili per poter dire anche la mia opinione a proposito di un certo manufatto rinvenuto in località S. Caterina di Pitinuri di Cuglieri. Per ora posso dire solo che si trova, del tutto trascurato e non compreso nella sua per me sicura importanza, in un terreno di proprietà privata.
Si tratta di un grosso masso in basalto, in origine ben squadrato, delle dimensioni di mt 0,50 di larghezza, di cm 34 di altezza e di spessore cm 36 (v.figura). La parte più importante, non ruvida ma resa levigata, perché interessata da una raffigurazione, si mostra alquanto obliqua, con una accentuazione dell’obliquità nella parte superiore per circa 20 cm. Detta obliquità si nota ugualmente per 20 cm nella parte inferiore.
La raffigurazione mostra in rilievo assai accentuato nella parte inferiore e profondamente incisa in quella superiore un’ evidente protome (testa) bovina con le corna che vanno a formare un disco o cerchio del

diametro di cm 22 (cioè di un palmo o tre pollici). Il muso della protome misura ugualmente, dall’alto verso il basso, 22 cm (un palmo o tre pollici).
Sul lato destro della protome scolpita, si nota, ben pronunciato e profondamente inciso, un segno con curvatura a sinistra che parte dal corno sinistro e che, praticamente, va a terminare alla fine della superficie levigata. E’ da escludere, data la durezza notevole della pietra basaltica, un segno dovuto al caso o all’attività dell’acqua o del vento.
Ora a me sembra legittimo affermare che il motivo richiama proprio il Bue Api o solare di ispirazione egiziana o palestinese-siriana di cui in questo Blog ha parlato recentemente il prof. Gigi Sanna in un apposito articolo con alcune tabelle e dovizia di argomentazione. Cos’altro altrimenti? Il segno poi a destra mi sembra richiamare quelli alfabetici a semicerchio, con curvatura a sinistra, che vengono indicati, sempre dal prof. Sanna, come ‘determinativi’ nella barchetta in ceramica di Teti e di Pozzomaggiore.
Cosa questa che porterebbe, secondo me, a dire che la pietra presenta una vera e propria scritta formata da due motivi pittografici toro-sole fusi in un solo segno e da un segno lineare.
Il masso in basalto potrebbe provenire, come quello di Losa di Abbasanta, da un nuraghe o da un pozzo sacro.

Con questo siamo, spero di non sbagliare, Gigi Sanna, al sessantottesimo reperto iscritto. Conto che vorrai dire la tua su questa roccia incisa dal vento, dall’acqua e chissà quale intemperie. Il Sessantotto, anche fuori della mistica ribelle che fu certamente mia e forse di qualche altro lettore, è comunque una svolta. Che lo sia anche questo 68° bel reperto? L’amico che si cela dietro quell’acronimo è persona seria e neppure per hobby maneggia scalpelli né è padrone del vento e della pioggia. Questa sua scoperta merita che quanti hanno in mano il bandolo della matassa archeoogica si muovano, si interessino, dicano qualcosa. Anche gli altri 67 lo meritano.
Ieri la petizione “Abbiamo diritto a sapere: la Soprintendenza parli” con le sue oltre mille firme è stata spedita a tutti i senatori e deputati eletti in Sardegna, ai capigruppo in Consiglio regionale, al presidente della Regione e alla due soprintendenze sarde. Nessun cenno di risposta, naturalmente: la cosa è complessa e ha bisogno di tempo per essere apprezzata in tutti i suoi risvolti. Spero non si voglia far finta di nulla, soprattutto ora che il 68 è scoccato. [zfp]

Pubblicato da zuannefrantziscu a 18.30
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